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Le donne e lo specchio: imparare ad accettarsi partendo da dentro

I polpacci troppo forti. I fianchi larghi. Le spalle troppo strette, spioventi. O troppo larghe, da nuotatore. Le unghie troppo corte, o troppo lunghe. I capelli troppo ricci, o troppo lisci, che non stanno in piega nemmeno dopo 3 giorni di bigodini. Gli occhi troppo vicini, o troppo piccoli. O troppo marroni, troppo freddi, troppo inespressivi. Le labbra: troppo sottili o troppo carnose. Che se mi metto un rossetto acceso fanno subito volgare. Il seno, troppo scarso o semplicemente troppo. Che se mi metto un abito dritto rischio di trovarmelo sulle ginocchia. O viceversa, se metto un po’ di scollatura, mi fa sentire a disagio. La pelle, troppo spenta, troppo secca, troppo chiara, troppo scura, troppo olivastra che non so mai che blush mettere quelle poche volte in cui mi trucco.

L’elenco di quello che pensiamo della nostra immagine riflessa allo specchio è sempre infarcito di “troppo” o “troppo poco”. Non è un mistero che noi donne siamo i giudici più severi e spietati di noi stesse. Che spesso vediamo difetti, o “troppo” anche laddove questi difetti e questi “troppo” non esistono, se non nella nostra testa. E di conseguenza in quella immagine riflessa di noi che vediamo allo specchio. Una immagine, che spesso, più che riflessa, ci appare distorta. Una immagine che dovremmo imparare ad amare, e una immagine con cui dovremmo imparare ad essere più indulgenti. Ad apprezzare in quello che, troppo spesso, non vediamo, accecate da una impossibile ricerca della perfezione.

Per molti anni ho passato il tempo davanti allo specchio a dirmi che avevo il naso troppo grosso, le gambe troppo corte, i capelli troppo crespi. Rifiutavo le foto, perché mi sembrava che quello che vedevo non fosse mai abbastanza. Ma abbastanza per cosa? Abbastanza per chi? E non bastano gli innumerevoli complimenti che ti fanno gli altri, o i corteggiatori che fanno a gara per avere la tua attenzione. No. Perché quello che pensano gli altri non è mai abbastanza. Tu vuoi essere perfetta.

E poi, come nel migliore dei film, a volte accade,  un giorno succede che ti guardi allo specchio e non ti trovi così male. Che se hai i capelli crespi, beh, basta trovare un buono shampoo. Che se hai il naso secondo te troppo grosso, basta usare un po’ di trucco. Che  se hai le gambe che non sono quelle di Gisele, basta accorciare l’orlo della gonna, o modificarne il taglio. Che basta poco per vederci meglio. Ma soprattutto capire che, per vedersi migliori, bisogna sentirsi migliori. Dentro.

Imparare ad accettarci, e capire che spesso i difetti che attribuiamo al nostro corpo e alla nostra fin troppo bistrattata immagine non sono altro che il riflesso di mille “vorrei”, “dovrei” che spesso non abbiamo il coraggio di ammettere a noi stesse. Che spesso i difetti fisici che vediamo non sono che il riflesso di una certa profonda insoddisfazione. E allora, per vederci belle allo specchio, fuori, cominciamo a guardare prima cosa abbiamo dentro. Imapriamo a conoscerci ed accettarci: e allora anche lo specchio, e l’altra parte di noi, quella severa e inflessibile, ci accetterà e amerà per quello che siamo.

Questo post fa parte di un progetto di collaborazione con l‘evento benefico Torino Donna di cui sono una delle madrine 2.0. Per cinque settimane parlerò di donne e immagine. Per maggiori informazioni sull’evento Torino Donna potete consultare il sito, e partecipare alla campagna social #backtomyself.

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