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Io sono un’Angelo dei Rifugiati, e tu?

La prima volta che ho sentito parlare di UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) ero -credo- al Liceo, quando si studia la struttura dell’Unione Europea e le varie organizzazioni ed enti a latere. Poi di nuovo all’Università, sempre per un esame di Scienza Politica. Non me ne sono mai interessata in profondità, e onestamente non saprei dire perché.

Fino a quando un giorno per caso nel mio feed di Facebook è comparso un post di Domitilla Ferrari che raccontava di come donasse il suo tempo di blogger totalmente all’UNHCR. Ricordo che questa cosa mi aveva profondamente colpito, perché non solamente parlava di una cosa, ma dava il buon esempio.

Perché è vero che spesso nella blogosfera si parla, si promuove, si racconta, ma altrettanto di rado si dà il buon esempio. Soprattutto ultimamente, quando ci si attacca più alle polemiche e alla gretta avidità più che al racconto e alla condivisione sincera e partecipata. Per molti tutto è solo ed esclusivamente moneta, e l’autenticità e l’interesse reale da parte di alcuni sono concetti inesistenti. Ma se questa è la deriva di una parte di blogosfera italiana, io sono fiera di essere una blogger che non farne parte in alcun modo e di essere totalmente avulsa da certi meccanismi.

Dicevo, ricordo che questo buon esempio mi aveva colpito molto, e allora avevo fatto una prima piccola donazione, sia a UNHCR che ad UNICEF.

Se i bambini sono sempre stati il tasto dolens per me, sapere che la maggior parte dei rifugiati nel mondo sono bambini mi aveva smosso dentro qualcosa.

Poi avevo lasciato un po’ perdere la cosa presa da mille altre faccende, fino a quando, un giorno -ero a Milano in Corso Garibaldi, all’incrocio con Via Moscova dopo aver incontrato un’agenzia per un lavoro- ho incrociato un paio di ragazzi con un banchetto UNHCR. Ero in ritardo, di corsa verso la stazione, e rapidamente dissi che conoscevo la realtà di UNHCR e che magari avrei fatto tutto online.

Uno dei due ragazzi insistette un po’, in  modo gentile e sorridendo, chiedendomi se volessi diventare un “Angelo”.

Io sono di corsa, davvero, perdo il treno, faccio tutto da casa –insisto, lui mi chiede di fermarmi dicendomi – Puoi cambiare la vita di una persona semplicemente con un caffè al giorno.

Io il caffè non lo prendo mai al bar, penso in quei pochi secondi, non mi piace, ma davvero per me 1 euro al giorno sono niente, sono una persona fortunata, ho tutto, e con così poco posso davvero fare la differenza, che m*** di persona sono a pensare ai soldi, quando non avrò più soldi non donerò più, ma finchè posso farlo, DEVO farlo.

Tutti questi pensieri si sono aggrovigliati e intrecciati in pochi nanosecondi, ma in quei pochi nanosecondi ho sentito che potevo e volevo fare qualcosa di concreto per chi non ha niente e scappa da tutto.

Il ragazzo rapidamente mi compila i moduli e puf, da quel giorno sono uno dei tanti Angeli dei Rifugiati con tanto di cuore disegnato sul modulo.

Ogni giorno da più di due anni sostengo UNHCR e ho scoperto che:

  • oltre il 50% dei rifugiati in tutto il mondo sono bambini. Occhi innocenti costretti ogni giorno a scoprire l’orrore della guerra.
  • in Siria, ogni 60 secondi una famiglia è costretta a lasciare la propria casa.
  • le donne, assieme ai propri figli, rappresentano l’80% dei rifugiati e degli sfollati presenti nel mondo. È su loro che cadono i soprusi piú duri durante la fuga da casa o dal proprio Paese.

Questo post è stato scritto in collaborazione con UNHCR  (che continuo  orgogliosamente a sostenere) in occasione della Giornata Mondiale dei Rifugiati che ogni anno si celebra il 20 giugno. Anche tu puoi fare la differenza nella vita di tante persone e tanti bambini, donando quello che puoi (QUI puoi donare e vedere quanto poco costano alcuni beni di prima necessità per i rifugiati)

Ricordate sempre che chi scappa dalla guerra, magari a bordo di una barca o mezzi di fortuna, affrontando con i figli il rischio di morire in mezzo al mare o al deserto, è perché non ha nessuna alternativa.

E una madre che parte con un figlio piccolo in quelle condizioni, mettendo a rischio la vita del suo bene più prezioso, significa che non ha nulla di altro che la speranza. Io che sono madre non oso nemmeno immaginare la disperazione che si possa provare, e sono consapevole dell’immensa fortuna che ho a vivere “nella parte giusta del mondo”. Ecco perché sostengo e sosterrò UNHCR.

 

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