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Le donne, i capelli e l’eterna ricerca di quello che non c’è

– Ma non li vedi, come sono ricci?

-Guarda, sono talmente dritti che se mi faccio il ferro non stanno in piega nemmeno dieci minuti, li odio!

– No, non posso uscire, con questa umidità appena metto piede fuori casa sembro subito un fungo..!

– Ho provato a farci di tutto, ma non ne vogliono sapere di stare dritti.

-…ma sì, per forza uso sempre la coda, se me li sciolgo assomiglio ad un cespuglio!

– Conosci qualcosa per dargli un po’ di corposità? Sembra che mi abbiano tirato addosso una secchiata d’acqua!

– Che belli i tuoi…corposi, mossi, naturali, grossi…mica come i miei che sono così fini che sembro calva!

– Allora voglio che mi fai i capelli così e che siano facili da gestire, luminosi, morbidi, naturali e che sparisca questo odioso effetto crespo che ho alla base.

Se solo li avessi più lunghi…Se fossero biondi…Magari li avessi più scuri come i tuoi…Ma non vedi come sono spenti e sfibrati…Magari avessi un po’ di mosso…Sono troppo sottili…Troppo grossi…Troppo fragili…Troppo corti…Troppo scalati…Ricci…Lisci…

Penso che dopo la nostra immagine allo specchio, noi donne siamo specialiste nel massacrare la nostra chioma. Quello che abbiamo non va mai bene, e le conversazioni sopra sono solo un estratto di quello che ho pensato, sentito, condiviso negli ultimi anni. Perchè, diciamoci la verità, i capelli che abbiamo raramente rispecchiano il nostro ideale. Ho passato la vita a stirarmi i capelli, fare acidi per tirarli, trattamenti stiranti, phonarli, e tuttora lo faccio, mentre agli occhi degli altri ho “dei meravigliosi capelli ricci”. E come me immagino molte di voi.

I capelli in ordine, ben pettinati, curati, danno subito un’immagine diversa di noi, quasi e forse più che il makeup. Capelli disordinati, spettinati, poco luminosi rovinano anche l’outfit più ricercato. E’ come la ciliegina sulla torta, che può esaltare come rovinare tutto.

E i capelli sono una affermazione forte della propria personalità, un tratto distintivo immediato e che ci rende subito riconoscibili. Basta pensare a “teste” famose, per rendercene conto. Il caschetto di Anna Wintour, i capelli lunghi e ondulati di Franca Sozzani, i lunghi e morbidi capelli castani di Sabrina Ferilli, il caschetto biondo platino di Marylin Monroe…riconosceremmo i loro capelli in mezzo a mille. Ma.

C’è un ma. Ci sono casi in cui le donne devono per forza fare a meno di loro. Casi in cui la malattia prende il sopravvento, e le cure se li divorano. E quelli sono i casi in cui le donne vorrebbero lamentarsi dei loro capelli, della messa in piega sbagliata, del colore spento…perché significherebbe non doversi battere in una lotta impari contro un avversario che nessuno mai vorrebbe incrociare sul proprio cammino.

Questo post fa parte di un progetto di collaborazione con l‘evento benefico Torino Donna di cui sono una delle madrine 2.0. Per cinque settimane parlerò di donne e immagine. Per maggiori informazioni sull’evento Torino Donna potete consultare il sito, e partecipare alla campagna social #backtomyself #nonarrendertimai

Se ti va leggi anche i prime due articoli legati al progetto Torino Donna 2015 e segui gli aggiornamenti sulla pagina Facebook di Torino Donna:

Le donne e lo specchio: imparare ad accettarsi partendo da dentro

La moda (non) è un mondo per vecchi?

donne e capelli elena schiavondonne e capelli elena schiavon donne e capelli elena schiavon donne e capelli elena schiavon donne e capelli elena schiavon Foto 3L’ultima foto fa parte di un progetto fotografico di Cristina Brunello, madrina 2.0 di Torino Donna come me, che ha documentato con un progetto fotografico il suo percorso -con un punto di vista tutto femminile- nella malattia con cui ha lottato.

 

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