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Lo svezzamento: la mia esperienza, i miei errori e l’importanza dei prodotti di buona qualità

Quello dello svezzamento è una delle –tante– tappe importanti nella vita di un bambino (e dei suoi genitori); credo che quello che un bambino impara a mangiare, provare, toccare nei primi anni di vita gli resti dentro come insegnamento -o monito- anche negli anni a venire e quando sarà decisamente più grande.

Credo anche che l’esempio, o come i bambini vedono anche noi adulti comportarsi da un punto di vista alimentare, segni profondamente e condizioni quello che poi un bambino andrà a mangiare.

Questo sulla carta, e per quanto riguarda lo svezzamento parlo della mia e della nostra esperienza con mia figlia: ogni bambino e ogni famiglia sono un caso a parte, ed essendo una che da un punto di vista nutrizionale non ha molto da insegnare agli altri – tutt’altro!– non me la sento certo di dispensare consigli e giudizi: porto la mia personale esperienza e quello che ho imparato.

Perché sì, in questo momento in cui sto traghettando mia figlia verso il mondo del cibo “da grandi” ci sono alcune cose che ho imparato e alcune su cui ho riflettuto, e questo momento sta insegnando alcune cose anche a me.

Partiamo dal presupposto che mia figlia è una bambina che non ha mai fatto fatica a mangiare – tutt’altro – e che io tendo ad assecondare i suoi gusti, desideri, modalità.

Il primo “cibo” solido che le abbiamo dato è stato un pezzettino di biscotto dentro il latte nella poppata prima di andare a nanna: un quarto di biscotto sciolto nel latte per cominciare a traghettare questa piccola donna verso il mondo dei cibi solidi, quando aveva quattro mesi e mezzo.

Per quanto riguarda poi le tempistiche e i cibi ho seguito, come faccio sempre, i consigli della mia pediatra, che è una donna dotata di un buon senso e una saggezza straordinarie: in ogni momento ha fugato i miei dubbi di mamma, rassicurandomi sempre e invitandomi sempre a guardare solo mia figlia e usare il buon senso, senza affidarmi a quello che fanno o pensano gli altri.

Il primo “cibo” solido che ha assaggiato Lavinia Giulia a esattamente 5 mesi è stata la mela grattuggiata, seguita poi da banana e pera. Se la prima settimana sembrava che la frutta fosse diventata il suo piatto preferito, ora invece è un po’ più difficile: Lavi preferisce decisamente le pappe alla frutta, che riesco a darle insieme allo yougurt.

Come dicevo sopra ho imparato a non forzarla e ad assecondare i suoi gusti: ho notato che le sue preferenze vanno un po’ a periodi, e ci sono momenti in cui predilige il pollo, settimane in cui impazzisce per la robiola e giorni in cui non vuole nemmeno vederli in fotografia.

Io semplicemente assecondo i suoi momenti, perché credo che sia un po’ come per noi: non ci sono periodi in cui adoriamo le polpette e mesi in cui non le possiamo nemmeno vedere? Per me vale questo principio, e ho notato che così facendo alla fine lei mangia un po’ di tutto.

Per quanto riguarda le tempistiche e le tipologie di cibi da darle, anche qui seguendo le indicazioni della mia pediatra ho usato buon senso e gradualità; posto che tendenzialmente non ci si affida più a quelle rigide tabelle che un tempo imponevano quasi l’assunzione di un certo cibo ad una precisa età del bambino, anche qui in casa nostra vige la regola del buon senso, a metà strada tra regole precise e autosvezzamento puro.

Naturalmente i primi “cibi” che abbiamo introdotto sono stati le farine di riso e il brodo di verdure, a cui piano piano abbiamo aggiunto prima un po’ di verdure e poi a mano a mano omogeneizzati di carne, pesce, formaggi.

Un errore che ho commesso all’inizio (se di errore possiamo parlare) è stato lasciarmi prendere dall’entusiasmo e cercare di fare io in casa gli “omogeneizzati” pur non avendo l’omogeneizzatore: usando il frullatore ho poi capito che questo creava un sacco di aria all’interno delle verdure e carni che non fanno bene al bambino.

Dopo aver lavorato un paio di giorni a preparare conserve e passati, ho in pratica buttato via tutto: adesso per tritare le verdure uso il passaverdure (così non si formano particelle di aria) mentre le carni le compro già omogeneizzate.

Su questo credo che ci siano aziende e brand che avendo una grossa expertise in fatto di nutrizione per bambini sia stupido non sfruttare gli standard di igiene e qualità che possono offrire. Per cui al momento le verdure e il brodo le preparo io, i formaggi li compro freschi mentre biscotti, omogeneizzati di carne e pesce, farine li compro già fatti; naturalmente compro solamente prodotti bio e cerco di stare il più attenta possibile a quello che mangia mia figlia.

No al sale e allo zucchero aggiunto, al miele agli zuccheri e a tutti gli insaporitori. Ad oggi devo dire che sono davvero poche le cose che Lavinia Giulia non apprezza ed è piuttosto curiosa di assaggiare tutto (qualche giorno fa ha provato l’avocado): al momento (ha 9 mesi e mezzo) non mangia ancora le cose che hanno una consistenza a pezzetti, per cui solo pastina micro, non mangia il babyriso, se trova un pezzetto lo sputa…ma questo credo sia un fattore genetico che ha ereditato dal papà.

Ricapitolando la mia esperienza con lo svezzamento posso sintetizzarla in alcuni punti:

  • meglio un prodotto comprato di qualità ottima che un prodotto fatto in casa che però non segue certe indicazioni/standard (non usate il frullatore per tritare/frullare i cibi). Humana resta senza dubbio una delle mie prime scelte per biscotti, farine, omogeneizzati bio.
  • usare sempre il buon senso, la gradualità e assecondare e non forzare il bambino (anche perchè ognuno è diverso).
  • non guardare a quello che fanno gli altri, ma capire che cosa e come vogliamo approcciarci noi allo svezzamento, anche in base a che tipo di persone siamo.
  • per qualunque dubbio è sempre meglio chiedere al pediatra.
  • dare l’esempio: se mangiamo solo surgelati o fritti, a mano a mano che cresce il bambino si chiederà perché lui/lei debba mangiare frutta, verdure e prodotti bio.
  • stare tranquilli: come per tutte le fasi della crescita di nostro figlio ci si interroga su molte cose. Anche a fare i genitori si impara con i figli e loro ci insegnano molto più di quanto sembri
    assecondare i gusti: forzare un bambino non serve a nulla, provare a riproporgli lo stesso cibo dopo qualche giorno.

Ripeto che questa è la mia esperienza, ma credo che qualche volta condividere – anche gli errori- ci aiuti a correggerli e magari ad aiutare altre mamme che a volte si dicono – come ho fatto io- ma come ho fatto a non pensarci?!

(Branded story realizzata in collaborazione con Humana)

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