12 sfilate di Prada che hanno fatto la storia (secondo me)
Chi mi conosce sa che il mio cuore batte a un ritmo diverso quando si parla di Miuccia Prada. Non è solo questione di borse iconiche o del famoso nylon che ha rivoluzionato il concetto di lusso; è la capacità di trasformare il “brutto” in desiderabile, il banale in concettuale, l’abito in un’armatura per donne pensanti.
Ripercorrere la storia delle sfilate Prada significa ripercorrere l’evoluzione della donna moderna e un tuffo in uno stile che, vedrete, ha definitivamente segnato la storia della moda e resta sempre estremamente contemporaneo.
Eccovi quindi 12 sfilate che secondo me hanno ridefinito per sempre i canoni dell’estetica contemporanea.
1. Spring/Summer 1989: il debutto del minimalismo

In un’epoca dominata dalle spalline giganti e dall’eccesso degli anni ’80, Miuccia presenta la sua prima collezione prêt-à-porter. Linee pulite, colori sobri e quel rigore quasi monacale che ha gettato le basi per il minimalismo degli anni ’90. Era nata l’anti-diva.

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2. Spring/Summer 1996: l’avvento dell'”ugly chic”

Forse la sfilata più citata di sempre: conosciuta come Banal Eccentricity, ha introdotto tra le tendenze del periodo colori “difficili” come il verde avocado e il marrone scuro. Miuccia ha sfidato l’idea di bellezza convenzionale, quella alla Barbie per intenderci, rendendo irresistibile ciò che prima era considerato di cattivo gusto o quanto meno brutto.






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3. Fall/Winter 1996: la bibliotecaria sovversiva

Stampe geometriche anni ’70 e silhouette che ricordano le uniformi scolastiche o le divise (tema ricorrente in tantissime sfilate del marchio) da ufficio. Qui Prada ha cristallizzato l’estetica della “sexy librarian”: un mix di intellettualismo e discreta provocazione (nei vestiti sheer, estremamente attuali).



4. Spring/Summer 2000: il fascino del pop

Chi non ricorda la stampa “lipstick” o la stampa “bocche” delle gonne di seta? Questa collezione ha segnato un passaggio verso un’ironia più esplicita.


Un omaggio alla femminilità borghese degli anni ’50 rivisitata con un occhio grafico e contemporaneo, dove gli accessori e i capispalla in pelle di struzzo hanno davvero definito un’epoca.

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5. Fall/Winter 2007: simple but strange

La ricordo benissimo, questa sfilata perché nasce nello stesso periodo in cui nasce il mio primissimo blog FashionHall.


I calzini tagliati, i tacchi a banana, le borse con la maniglia a fiocco, il mix di materiali e colori hanno reso questa sfilata iconica: simple but strange, come dice la stessa Miuccia Prada. Indimenticabile.



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6. Fall/Winter 2008: l’ossessione per il pizzo

Una sfilata quasi monocromatica dove il pizzo, da tessuto romantico, diventa architettonico e pesante. Inutile dire che quell’anno chiunque ha introdotto nelle sue collezioni il pizzo macramé (o qualcosa di simile).


Una riflessione sulla fragilità e sulla forza, unita a quel rigore intellettuale che solo Miuccia sa infondere.
7. Spring/Summer 2011: minimal baroque

Banane, scimmie e righe fluo. Con questa sfilata, Prada ha dimostrato di poter dominare anche il massimalismo. È stata la collezione che ha invaso le copertine di tutto il mondo, rendendo le stampe tropicali un nuovo codice di lusso, e le righe e l’intreccio madras un vero must have.





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8. Spring/Summer 2012: la collezione Cadillac e le fiamme ai piedi

Le iconiche scarpe con le fiamme e le borse con le stampe delle auto d’epoca: un’esplosione di ottimismo post-bellico americano mescolato alla sartorialità italiana. Un momento di pura gioia visiva.





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9. Fall/Winter 2012 (Menswear): the villains

Non posso non citare questa sfilata maschile. Vedere Gary Oldman, Willem Dafoe e Adrien Brody sfilare come “cattivi” d’altri tempi è stato teatro allo stato puro. Ha dimostrato, qualora ce ne fosse bisogno, che la sfilata è narrazione, non solo show.
10. Spring/Summer 2014: murales e femminismo

Miuccia ha commissionato ad artisti di strada dei murales che rappresentassero la forza femminile, riportandoli poi sugli abiti. Una collezione che ci ricorda quanto per Prada la moda sia politica; ma anche una collezione vibrante, che urlava il potere delle donne attraverso il contrasto di colori primari.




11. Spring/Summer 2021: l’era Raf Simons

Questa sfilata segna un cambiamento epocale, perché è l’inizio della co-direzione creativa con Raf Simons. Una sfilata digitale che ha interrogato il rapporto tra uomo e tecnologia.



L’unione di due geni che ha ridefinito l’uniforme del nuovo millennio.
11. Spring/Summer 2026: la frammentazione
Ma non posso dimenticare l’ultima sfilata, quella per la spring summer 2026 a cui ho dedicato un reel su Instagram: “Body of Composition”.

Questa sfilata esplora la frammentazione della cultura contemporanea. Abbiamo visto gonne tenute su da morbide bretelle, guanti colorati e trasparenze di pizzo e un mix audace di uniformi quotidiane e abiti da sera. Un caos intenzionale e poetico che ci ricorda perché Prada resta il faro del sistema moda.


Le sfilate di Prada non sono solo eventi di moda, ma veri e propri momenti culturali che riflettono il contesto sociale e storico. Ogni collezione porta con sé un messaggio, un’idea, una visione, e il genio di Miuccia Prada continua a ispirare generazioni di designer e appassionati di moda. Questa piccola selezione di sfilate (tra cui è stato difficilissimo e lunghissimo fare una cernita e una selezione) rappresentano solo una parte della straordinaria eredità di Prada, ma sono sufficienti a dimostrare l’impatto indelebile che la Maison ha e ha avuto sulla moda contemporanea. Ci sono sfilate, come quelle di metà anni Novanta, che potrebbero benissimo uscire da un catalogo di moda di questa stagione.
“La moda è un linguaggio istantaneo.” — Miuccia Prada
Tutto questo per dire che Prada non segue le tendenze: le crea, le distrugge e le reinventa. E noi, puntualmente, non possiamo fare a meno di guardare, sognare e imparare.