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Beauty

Nasomatto, il profumo preferito da chi ama stare fuori dagli schemi

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Quante volte sentendo un profumo avete pensato ad una persona o vi ha rievocato un evento particolare? I profumi hanno da sempre il potere di evocare emozioni, risvegliare ricordi e trasformare la percezione di chi li indossa e di chi li incontra. Spesso però i profumi commerciali rischiano di essere usati da troppe persone, andando a rovinare il fascino della personificazione e della rievocazione. Nel panorama delle fragranze di nicchia, un nome si distingue per la sua audacia e per l’originalità con cui ha saputo conquistare estimatori in tutto il mondo: Nasomatto. Questo marchio, fondato ad Amsterdam nel 2007 dal profumiere italiano Alessandro Gualtieri, ha rapidamente assunto una posizione di rilievo nel settore, proponendo creazioni che non passano inosservate e che suscitano sempre un’emozione intensa.

L’idea di Gualtieri con Nasomatto profumo era semplice e allo stesso tempo rivoluzionaria: creare profumi capaci di sorprendere, di incuriosire e di esprimere una personalità decisa, lontana dagli schemi della profumeria commerciale. Non a caso, il nome stesso “Nasomatto” – che in italiano richiama l’idea di un “naso folle” – sintetizza perfettamente la filosofia del brand. È un invito ad abbracciare l’irrazionale, a lasciarsi guidare dall’istinto e dalle sensazioni, piuttosto che da regole prestabilite.

Questa inclinazione alla sperimentazione si riflette nei nomi e nelle composizioni delle fragranze, veri e propri racconti olfattivi. Absinth, ad esempio, evoca immediatamente l’atmosfera misteriosa e un po’ trasgressiva legata alla celebre bevanda, mentre Narcotic si presenta come un inno all’intensità sensuale. Ancora più estremo è Black Afgano, considerato uno dei profumi più iconici della maison, che cattura con le sue note profonde e resinose, provocando emozioni forti e spesso contrastanti. Baraonda, invece, è un omaggio al caos creativo e vitale, capace di trasformarsi sulla pelle in modo sorprendente.

Ogni fragranza Nasomatto non si limita a profumare ma racconta una storia, trasmette uno stato d’animo, diventa parte dell’identità di chi la indossa. È proprio questa capacità narrativa a renderle tanto affascinanti e, per certi versi, controverse. Non tutti apprezzano infatti la stessa intensità e audacia, ma è proprio la polarizzazione a confermare la forza espressiva di questi profumi.

Tra le fragranze di nicchia più celebri e controverse spicca senza dubbio Nasomatto Black Afgano, considerato da molti un vero e proprio manifesto olfattivo dell’audacia creativa di Alessandro Gualtieri. Lanciato nel 2009, dopo anni di sperimentazioni, il profumo nasce dal desiderio del suo creatore di catturare l’essenza dell’hashish di altissima qualità, traducendola in un’esperienza sensoriale complessa e affascinante. L’idea di fondo non è quella di imitare fedelmente una sostanza, ma piuttosto di evocare un mondo oscuro, intenso e misterioso, capace di stimolare reazioni emotive forti e spesso contrastanti.

La costruzione olfattiva di Black Afgano riflette perfettamente questa ambizione. L’apertura è verde e pungente, dominata da note che richiamano la cannabis, lo zafferano e le erbe aromatiche. Il cuore evolve verso accordi resinosi e legnosi, arricchiti da sfumature di tabacco e caffè che conferiscono profondità e calore. Infine, la base è dominata dall’oud, dall’incenso e dall’ambra, accompagnati da legni pregiati, muschio e fava tonka. Questo insieme crea un effetto fumoso e balsamico che avvolge i sensi e lascia un’impressione persistente e indelebile. Non è un profumo che passa inosservato, e anzi, proprio la sua intensità porta chi lo indossa e chi lo percepisce a dividersi nettamente tra attrazione e rifiuto.

La forza di Black Afgano risiede anche nella sua straordinaria persistenza. Una sola applicazione può durare oltre dodici ore, accompagnando chi lo indossa per l’intera giornata. La proiezione iniziale è potente, capace di riempire l’ambiente circostante e di imporre la propria presenza in maniera quasi teatrale, per poi stabilizzarsi in una scia calda e ipnotica. È per questo che molti lo considerano più un’esperienza che un semplice profumo: un viaggio che si vive sulla pelle e che si trasforma nel tempo.

Le opinioni sulla fragranza restano profondamente polarizzate. Per alcuni Black Afgano rappresenta un capolavoro assoluto, una miscela artistica che trascende la profumeria tradizionale per diventare un’opera concettuale. Molti ne apprezzano la complessità, la ricchezza di sfumature e la capacità di evocare scenari che vanno dal mistico al proibito. Altri, al contrario, lo trovano eccessivo, quasi disturbante, con una densità olfattiva che può risultare opprimente. Non mancano descrizioni che parlano di sensazioni cupe, quasi decadenti, o addirittura di sentori associati a immagini forti e poco piacevoli.

Questa dualità, però, è esattamente ciò che rende Black Afgano unico. Non si tratta di un profumo pensato per piacere a tutti, ma di una creazione concepita per sfidare le convenzioni e spingere chi lo indossa a confrontarsi con qualcosa di radicalmente diverso. È un invito ad accettare la possibilità che un profumo non sia solo piacevole o gradevole, ma che possa anche essere provocatorio, enigmatico, persino destabilizzante.

Articolo realizzato in collaborazione con Nasomatto

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