5 cose che ho imparato dal blogging (e una che non imparerò mai)

- - Elena

In questi dieci (mamma mia, sono tantissimi!) anni di blogging ho fatto tantissime esperienze che, positive o meno, mi hanno insegnato tanto e mi hanno aiutato a plasmare il mio lavoro su di me e a trovare la mia strada.

In questi anni ho ricevuto tantissime mail, messaggi, commenti di ragazze che mi chiedevano un consiglio per aprire un blog (adesso come gestire e far crescere un profilo Instagram, visto che pare che la “fama” ora passi tutta da lì) e sicuramente posso, proprio grazie alla mia lunga esperienza, segnalarvi alcune delle difficoltà e opportunità che ho incontrato lungo questo cammino di cui tenere sempre conto qualora vogliate aprire un blog (sì, dico blog perché sono della vecchia scuola e perché un blog è e rimane tuo per sempre, un profilo social no. Tra l’altro proprio in questo periodo si sta registrando un “ritorno ai blog e io non posso essere altro che felice di questo).

Perché se è vero che faccio il lavoro più bello del mondo, quello che ho disegnato esattamente su di me e le mie passioni, è anche vero che come tutte le cose ci sono aspetti positivi e aspetti meno positivi che ne fanno parte.

Ecco qui cinque cose che (ehm, più o meno) ho imparato in questi anni e che vi invito a considerare con attenzione qualora vi vogliate lanciare nell’avventura di aprire un blog.

Il confronto esiste e, a volte, fa male.

Mai come adesso siamo (o ci sentiamo) soggetti al confronto; con i social hai potenzialmente la possibilità di vedere come vivono e che vita fanno miliardi di altre persone. Questo da una parte è bellissimo, perché ti apre gli occhi su tante realtà, opportunità, luoghi, persone.

In alcuni casi questo dà vita ad un continuo ed estenuante gioco al confronto; confrontarsi con gli altri è positivo, ma mettere sempre a paragone la propria vita e il proprio lavoro con quello di uno/a sconosciuto su Internet sarà sempre una lotta senza pari.

Chi fa il mio lavoro (per fare un esempio) per forza troverà sempre qualcuno di più letto, più seguito, più fotografato…e alla fine nella comparazione risulterà sempre perdente, proprio per questo diabolico meccanismo che gioca sempre al rialzo.

Secondo me bisogna, ad un certo punto, smettere di fare paragoni tra sé e gli altri e seguire il proprio cammino, percorso, progetto, senza lasciarsi andare ad inutili mortificazioni.

Fare blogging non significa accumulare (o, peggio, chiedere) cose.

Molte ragazze aprono un blog (o dei profili social) semplicemente per farsi regalare cose: io trovo questo meccanismo malsano, ma ognuno è libero di fare quello che meglio crede. Considerando che non sono proprio gli oggetti a fare la felicità e che non puoi basare la tua vita o crearti un futuro stabile in base a quante borse o creme ricevi, direi che non è proprio un motivo sostanziale per imbarcarsi in un’avventura così impegnativa.

Di te ce n’è uno solo: sei tu la tua risorsa più preziosa.

Devo ammettere di aver realizzato il valore della mia unicità non prestissimo: proprio per la logica deformante del confronto continuo con gli altri, sul web si tende ad adeguarsi a certi modelli, certe tendenze e magari a prendere una strada dimenticando il valore fondamentale di questo lavoro: l’unicità.

Personalmente la mia difficoltà è sempre stata quella di sottostimarmi e di pensare di non essere mai abbastanza: mai abbastanza seguita, mai abbastanza letta, mai abbastanza interessante…mai abbastanza.

E invece un giorno, più o meno quando ho cominciato a lavorare in team con altre persone, mi sono detta: Wow Elena, e tutto questo da un semplice blog! Lì ho capito che avevo “dei numeri”, i miei numeri (intesi come peculiarità e qualità) ed è questo il motivo per cui ho deciso di tornare, nel 2018, a raccontare me e le mie passioni sul mio blog, nonostante sia in controtendenza.

Ma a me quello che fanno gli altri non interessa, e voglio raccontare me e quello che sono nel mio modo, con il mio preciso stile e con le mie passioni. Non dimenticatelo mai.

I social non sono (tutta la vita).

I social, per la loro stessa natura, fotografano una porzione di realtà. Non credere ciecamente e solamente a quello che vedi perché su Instagram vedrai sempre foto perfette di vite perfette, ma la vita è tutto fuorché perfetta. Essere profondamente consapevoli di questo ti fa capire che la vita è quello che succede oltre i social. Qui non vedrai mai i miei cambi in auto per scattare le foto, le mail inviate dai posti più disparati, la stanchezza dopo aver passate nottate davanti al pc, gli scazzi di lavoro, le persone che invadono tutti gli spazi della tua vita (maledetto sia WhatsApp), i quintali di scatoloni da smaltire quando ricevi la merce, le bollette, le tasse. Vedrai una parte della mia vita, quello che io decido di far vedere.

Business is business.

Nonostante abbia ormai una certa età faccio ancora fatica a separare il lavoro dalla vita privata ma soprattutto a introiettare il concetto che le persone che conosco nel lavoro sono persone che conosco nel lavoro e a cui spesso poco importa di me, della mia vita e dei miei problemi. Tendo ad essere professionalmente sempre molto generosa e spesso questa generosità si trasforma in un boomerang in cui tutto sembra dovuto.

Devo (ancora) imparare a capire che il lavoro e la vita privata, i clienti e gli amici sono cose ben diverse.

La fiducia è tutto.

Lavoro moltissimo e da molti anni su IMPULSE, e oltre il 90% (ma credo di più, non ho fatto nessun conteggio esatto) dei contenuti che ho e abbiamo creato sono non sponsorizzati e scritti con una mission ben precisa: essere utile.

Il mio obiettivo quando scrivo è fornire qualcosa di utile per chi legge: che sia un momento di svago, qualche consiglio su come abbinare un paio di pantaloni o su come monetizzare la propria presenza social, tutto ha come fine ultimo l’utilità per il lettore.

Sono sempre stata molto trasparente rispetto ai post sponsorizzati, da prima che diventasse obbligatorio, perché trovo che il rapporto di fiducia che si crea tra chi scrive e chi legge sia essenziale per andare avanti. E infatti i risultati premiano questa attenzione.